Nuove Prove Cessioni Intracomunitarie

Nuove prove per le cessioni intracomunitarie

Nelle cessioni intracomunitarie, come riportato dall’articolo a cura del Prof. Avv. Benedetto Santacroce ed Anna Abbagnale su Norme&Tributi + del 24 aprile, la fattura di vendita, unita al CMR firmato dal trasportatore e dal cessionario, alla documentazione bancaria che attesta il pagamento della merce, alla dichiarazione del cessionario di ricevimento dei beni, oltre alla corretta presentazione degli Intrastat può costituire la prova del trasporto intraUE.

Questo quadro probatorio è reso legittimo dalla risposta all’interpello n.117 da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Il regime della prova delle cessioni intracomunitarie è stato modificato con effetto dal 1° gennaio 2020. La nuova norma disciplina i casi in cui si presume soddisfatta la condizione del trasferimento dei beni da uno Stato all’altro affinché non rientri nel regime IVA nel Paese del cedente.

Tuttavia, se il cedente non è in possesso della documentazione necessaria ai sensi della normativa, non significa automaticamente che il regime non si applichi.

Il cedente dovrà dimostrare che i requisiti per la non imponibilità sono comunque soddisfatti.

In sostanza, il cedente può dare prove alternative del trasporto intracomunitario.

L’Agenzia delle Entrate, in seguito alla risposta sopracitata, sembra ritenere validi gli ulteriori documenti a corredo del documento di trasporto, attestante la destinazione dei beni e firmato dal trasportatore per presa in carico possano essere prove dell’avvenuta cessione, a patto che:

  • siano individuabili i soggetti coinvolti e l’operazione a cui si riferiscono;
  • il cedente conservi le fatture di vendita, la documentazione bancaria attestante i pagamenti delle precedenti cessioni, la documentazione relativa agli impegni contrattuali e gli elenchi intrastat.

 

Fornire queste prove, invece di quelle richieste dalla norma europea, non è in definitiva motivo di esclusione del regime di non imponibilità.

Ricordiamo inoltre che il non rispetto del regolamento unionale comporta l’inapplicabilità della presunzione legale.

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