Fattura elettronica: come gestire le note di credito?

Dopo l’erogazione di un servizio o la cessione di un bene possono capitare svariati casi in cui si debba emettere una nota di credito, per esempio se il cliente contesta la fattura perché non corrispondente all’ordine o perché contenente degli errori di calcolo dell’aliquota IVA.

Le imprese in questo caso hanno l’abitudine di emettere una cosiddetta “nota di debito” nei confronti del fornitore, al contrario di attendere una nota di variazione, la cosiddetta nota di credito, da parte del fornitore stesso, che viene emessa per integrare o correggere la fattura sbagliata e che rappresenta a tutti gli effetti un regolare documento disciplinato dall’art. 26 del D.P.R. 633/1972.

La nota di variazione, che presenta le stesse caratteristiche di una normale fattura, oltre a riportare data e numerazione, deve anche essere emessa con riferimento alla fattura originaria per la differenza dell’importo sbagliato, per l’abbuono o per lo sconto concesso. La nota di variazione va inoltre registrata nei Registri IVA e nel Libro Giornale seguendo le stesse modalità e tempistiche delle classiche fatture.

La fatturazione elettronica manderà in tilt la consuetudine delle note di debito: andando infatti a vedere le disposizioni del Provvedimento del 30 aprile 2018, si scopre che il Sistema di Interscambio gestirà le note di variazione da parte del fornitore verso il cliente, ma non gestirà le note di debito, che verranno chiamate “richieste del cessionario committente”, da parte del cliente nei confronti del fornitore, poiché di fatto non si è mai trattato di documenti di valenza fiscale.

Questo impone alle aziende di cambiare le procedure consuetudinarie per non perdere l’IVA corrispondente e per poter gestire tutto tramite il Sistema di Interscambio. Solo la trasparenza e la rivisitazione di questo processo potranno dare il risultato di avere la massima detraibilità e, nel frattempo, di ottenere il beneficio dello sgravio e il corretto pagamento.

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